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Una meravigliosa storia dell'evacuazione di una famiglia da Vinnytsia

Lug
29

Ciao cari!

Ho promesso che vi avrei presentato le storie delle famiglie che abbiamo aiutato a raggiungere l’Italia per poter ottenere le cure necessarie.

Ogni storia è un miracolo. Il miracolo di Dio. Raccontando la storia di ognuno di loro mi commuovo perché capisco che Dio aveva visto tutto in anticipo e capisco сhe il nostro piccolo eroe Timosha non è morto invano.

La sua vita e la sua morte hanno già influenzato la vita terrena ed eterna di tanti che incontrano il Timosha’s smile: Dio sa tutto ancor prima che accada.

Questa consapevolezza penetra nelle profondità dell’Anima e, quando guardo i volti sorridenti e grati dei genitori i cui figli soffrono a causa della leucemia, mi rendo conto, ancora una volta, che questa felicità è stata pagata ad un prezzo molto alto.

Gesù ha pagato la nostra libertà con la sua morte. I nostri eroici soldati stanno pagando con la loro morte la libertà dell’Ucraina.

Anche i successi della medicina in Ucraina sono stati pagati a caro prezzo! E ascoltando ogni storia, capisco ancora una volta che l’Ucraina ha bisogno di ospedali cristiani.

Pertanto Timosha`s smile sia!

Quindi, amici, lasciate che vi presenti la storia della famiglia Strembovsky di Vinnytsia.

Ecco le parole di Iryna:

“Quando è iniziata la guerra, la nonna e Ulyana erano in cura a Kiev presso l’ospedale pediatrico Okhmatdyt. Io ero a casa a Vinnytsia.

Il 22 febbraio è nata Sofia, la sorellina di Ulyana.

Mia madre ed io ci siamo sempre tenute in contatto per telefono ed il  25 febbraio mia madre mi chiama per dirmi che Kiev era stata bombardata e che stavano trasferendo tutti i reparti, incluso quello di ematologia, nel seminterrato; tutto ciò durante un raid aereo. Sappiamo benissimo che i bambini sottoposti a chemioterapia hanno bisogno di ambienti sterili, ma da quando sono stati costretti a scendere nel seminterrato più e più volte al giorno, e qualche volta dovevano anche passarci la notte, di che pulizia e sterilità stiamo parlando?!  Proprio allora la nostra Ulyana ha contratto un’infezione ed è stato quindi necessario rimuovere il catetere venoso attraverso il quale riceveva la chemioterapia e altri farmaci.

Mia madre mi chiama nuovamente: sta per iniziare l’evacuazione dei malati di leucemia in Polonia.

E insieme ci siamo chieste: “Che fare? Andare o non andare?” Decidiamo di rimanere ancora qualche giorno a Okhmatdyt. I giorni passano e mia madre mi avverte che sta per partire il secondo autobus per la Polonia, ma noi rinunciamo di nuovo (allora non sapevamo che Dio aveva preparato per noi qualcosa di grande tramite il Timosha’s smile).

Non potevamo proprio immaginare che Ulyana e mia madre, così come me, mio marito e la piccola Sofia saremmo andati in Italia per le cure, Dio lo sapeva e ora capisco perché non siamo andati in Polonia.

Sono partiti da Okhmatdyt: tre bambini e tre adulti (Ulyana con la nonna, Lyuda con la figlia Sonia e Tanya con la figlia Kira). Da Kiev per Rivne: lì avrebbero dovuto pernottare per poi dirigersi in Italia il giorno successivo. Io, mio marito e Sofia saremmo andati a Rivne da Vinnytsia per incontrarci con loro. La nonna e Ulyana hanno raggiunto Rivne con l’aiuto di Denys Horkovchuk che è un volontario del Timosha’s smile. Purtroppo non hanno fatto in tempo a lasciare Kiev prima che iniziasse il coprifuoco. Ad ogni posto di blocco che incontravano sembrava che “l’anima si congelasse”, racconta mia madre. È stato tremendo vedere la canna della mitragliatrice puntata contro la loro auto, ma quando i nostri soldati si sono resi conto che all’interno dell’auto c’erano bambini malati (lo si capiva subito perché erano calvi), la tensione è calata, racconta sempre mia madre. È stato il Signore che li ha fatti uscire da quell’inferno. Ad uno dei posti di blocco è stato suggerito loro di invertire la direzione di marcia perché il posto di blocco successivo era stato bombardato 15 minuti prima. È spaventoso immaginare cosa sarebbe potuto accadere se fossero arrivati ​​in quel luogo tragico solo 15 minuti prima.

Mia madre dice che Denys è una persona molto coraggiosa e generosa! Pur avendo tutta la sua famiglia a Rivne, ha rischiato la propria vita per salvare quella dei nostri figli. Grazie a Dio, grazie a Dio per averci protetto e preservato.

Nel frattempo, a casa a Vinnytsia, non riuscivo a darmi pace, ero così preoccupata per loro, come sarebbero riusciti ad arrivare fino a Rivne?​​ Ho pregato.

Alle due del mattino mia madre mi chiama e dice che sono già a Rivne, che va tutto bene: Denys li ha accolti tutti nel suo appartamento. In mattinata siamo partiti anche noi per Rivne e la mattina successiva eravamo tutti insieme sull’autobus che ci avrebbe portato da Rivne in Italia.

Mille grazie a Svetlana Svyrydiuk, coordinatrice del Timosha’s Smile e a Lilia e Anna, infermiere volontarie della fondazione. Hanno reso il nostro viaggio il più confortevole possibile.

Arrivati al confine a mio marito non è stato permesso di attraversarlo ed io sono crollata: che succederà ancora? Ulyanka e mia madre andranno in ospedale, e io con la piccola come farò da sola? come potrò aiutarle? Ma non avevo compreso che Dio non mi avrebbe lasciata sola e la settimana successiva mio marito Yaroslav ci ha raggiunto, in Italia.

E in Italia ho incontrato Yulia Sanko: il nostro incontro mi ha profondamente commosso, ho pianto per la gioia. Qui i medici hanno subito visitato Ulyana e la piccola Sofia. Ci è stato dato cibo per tutti e vestiti per le bambine! E soprattutto ho capito che siamo al sicuro.

Poter arrivare in un ospedale di questo livello è davvero un miracolo di Dio!

Il Centro Maria Letizia Verga è una clinica straordinaria.

Vogliamo e crediamo che anche noi un giorno avremo un ospedale così in Ucraina: con medici altamente qualificati, con reparti in condizioni eccellenti, con il giusto atteggiamento nei confronti dei bambini e dei loro genitori… E aiuteremo Timosha’s Smile in ogni modo possibile per renderlo una realtà per i nostri bambini ucraini”.

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